Giovanni Paolo II -cosa pensarne? –
Dopo l’inspiegabile cerimonia del 2 aprile per una incredibile “beatificazione” di Giovanni Paolo II ho ricevuto questa precisa domanda: «Ma Lei che ne pensa di Giovanni Paolo II?».
È una domanda, questa, che esigerebbe, come risposta, non meno di un libro, perché sarebbe ridicolo esprimersi prima di una risposta storica del suo pontificato, che esigerebbe non meno di 50 anni.
Il volerlo fare, poi, addirittura un “santo a furor di popolo”, senza alcun esame della sua esistenza per poter certificarne le virtù eroiche, sarebbe un imporre a Dio quello che è suo esclusivo diritto. Comunque, quel voler procedere alla sua immediata, o quasi, canonizzazione, sarebbe un rappresentarla come una immagine da mercato.
Per me, in quella enorme folla che aveva invaso Roma, nel giorno del suo funerale, c’era parecchio che non quadrava. Più che un fatto religioso, c’era un fanatismo che direi masmediatico, fatto esplodere su tutte le TV e i giornali che già avevano dato alla sua lunga agonia e alla sua morte.
Ciò è alla base del suo successo personale, dovuto all’uso a tappeto di tutti i mezzi di comunicazione, che ne avevano già fatto un Papa massmediatico con una popolarità crescente, durata 26 anni, ma che, nel frattempo, vedeva il decrescere smisurato delle vocazioni sacerdotali e religiose, il crollo del senso del sacro fin quasi a scomparire.
Un Papa super star, insomma, osannato da una massa di popolo facilona e sentimentaleche Lo seguiva anche nelle scampagnate “pastorali” (!) ma non nelle questioni di fondo, disertando persino le chiese.
Un Papa che ha concentrato su di sé l’attenzione con l’uso dei mass media, sì da divenire una star da firmamento, ma ben poco come Pastore. Il suo passaggio fu un chiaro messaggio di modernità, all’opposto dei veri valori.
È quindi sceso sul mondo, ma per essere distinto da tutti.
Ecco una spiegazione di quella kermesse mondana davanti alla sua salma, invece che essere, come doveva, un autentico raccoglimento religioso.
Questo mio inquadrare quel fatto vagamente necrofilo, mi rende ancora più difficile distinguere l’incarnazione del Cristo con un Papa viaggiante, che faceva presentare le sue poesie, le sue opere teatrali, ed altre sue fatiche letterarie, ma che non nascondevano gli elementi spirituali che appannavano i suoi doveri di Sommo Pontefice, sempre più confusi con la laicità, e sempre più sbiaditi, fino a scomparire, talora, sotto forme di comportamento borghese.
Una religione, la sua, divenuta sempre maggiormente una esibizione, a braccetto coi media, mettendo nel mirino anche le proclamazioni indiscriminate di “beati”, divenute quasi una emanazione commerciale di un culto sempre meno interiore.
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Comunque, non mi ero mai fatta alcuna illusione su quel Papa polacco, benché, appena nominato, ebbi tanta speranza di una restaurazione del disastro ecclesiastico tuttora in corso.
Ci basterà elencare, qui, qualche “fatto” e qualche “scritto” a cui Lui ha dato la luce e voce e, durante il suo pontificato; che sarà più che a sufficienza per domandarci: ma con quale senso di responsabilità Lo si vuole un “santo” da altare questo enigmatico successore di S. Pietro?
Per diversi giorni, tutta l’attenzione mondiale fu verso il Vaticano: si sono occupati di Lui, la TV, la radio, l’internet, gli organi d’informazione, quelli tranne della Cina.
Comunque, non fu certo l’amore per la Chiesa che li mosse a voler “canonizzare” Colui che aveva predicato tanto al mondo ciò che il mondo voleva. Le varie forme di settarismo, guidate dalla mafia massonica, hanno svuotato il sacco di quello che avevano riempito durante i suoi anni di pontificato, ossia la perdita della Fede, dimostrando come la vita di tanti cattolici non era più determinata da essa, ma da un vago sentimento religioso, inzuppato di emozioni e di opinioni.
Si disse che fu un “conservatore”, ma solo, però, sul terreno della Morale e dei valori naturali, per cui non lo si potrebbe dire un Papa “tradizionale”!
Egli ebbe una sua “filosofia personalista” che non era conforme all’ontologia in materia. La sua, cioè, non fu una “filosofia dell’essere” (essenza), ma una “filosofia del divenire”; una filosofia, quindi, inadatta a servire da base alla teologia sana e ortodossa.
Direi che la sua teologia (poca, in verità!) era impregnata di Padre De Lubac, il quale non faceva alcuna distinzione tra naturale e soprannaturale; e fu anche impregnata di “origenismo”, secondo cui, grossomodo, viene redento anche il diavolo, per cui non ci sarebbe un inferno eterno, perché tutti certamente si salvano!
Scriverà, poi, l’enciclica “Redemptor hominis” (Redentore dell’uomo) che ruota intorno all’uomo anziché intorno a Dio. In essa si riscontrano più di 354 volte le parole “uomo” e “umane”.
Eccone alcune frasi:
«L’uomo… questo uomo è la prima vita sulla quale la Chiesa deve incamminarsi per adempiere la sua missione: egli è la prima e fondamentale via della Chiesa…»;
«… che i diritti dell’uomo divengano, in tutto il mondo, la base di tutti gli sforzi tendenti al bene dell’uomo…»;
«In fin dei conti, la pace dipende dal rispetto degli inviolabili diritti dell’uomo…»;
«Così viene confermato… che la via quotidiana della Chiesa è l’uomo, e lo sarà sempre di nuovo…».
Di questa enciclica, il prof. Wigand Siebel, di Saarbrûcken, (in “Beda-Kreis”, n° 184, ottobre 1979), ne fa un’approfondita analisi, e conclude:
«Questa enciclica non solo rappresenta un’idea non più conciliabile con la Fede cattolica, cioè un’eresia, perché essa separa pure le confessioni l’una dall’altra, facendo un’inversione di rotta della Chiesa stessa. La Chiesa volge le spalle a Cristo e si orienta verso l’uomo, si apre al mondo. Questa inversione di 180 gradi, non solo è inaccettabile per un qualsiasi cattolico, ma non è ammissibile neppure per alcun membro fedele di un’altra confessione cristiana. Bisogna, però, vedere la dottrina, espressa dall’enciclica, come rivolta verso il cristianesimo… La religione degli uomini, nella quale tutte le concezioni e tutte le religioni trovano posto, si è avvicinata a passi da gigante».
Se avviciniamo questo ideale di Giovanni Paolo II verso l’uomo con il “programma di governo” di S. Pio X, “Rinnovare tutto in Cristo”, non si può non riconoscere la chiara ispirazione di Dio verso il Suo Vicario, S. Pio X, che previde tutto quello che avviene oggi, condannando con l’enciclica “Pascendi Gregis”, in cui definisce il Modernismo come il bacino di raccolta e il veleno di tutte le eresie; perché “esso tenta di minare le fondamenta della Fede e di distruggere il cristianesimo”1, e imponendo il “Giuramento anti-modernista” a tutti i chierici prima di ricevere gli Ordini Sacri, e a tutti i sacerdoti che svolgessero attività pastorali e d’insegnamento2.
Dopo il Vaticano II, questo “giuramento anti-modernista” fu annullato! Così si è tolta la diga degli errori, facendoli entrare nella Chiesa e trascinandola sull’orlo dell’abisso!.. Come la vediamo!
La Chiesa, oggi, invece di occuparsi, in primis, dei “diritti di Dio”, si occupa del rispetto dei “diritti dell’uomo”!.. la “meta” che la Massoneria aveva sempre sognato e perseguito, per arrivare a quella “religione mondiale”, cementata dall’umana fratellanza.
Che stia frantumandosi la “roccia” di Pietro?
Comunque, questa è una teologia che conduce all’amore al mondo con tutta la sua corruzione. Infatti, quel suo chiodo fisso di proporre un “dialogo” costante, un’intesa e una pace con tutto il mondo, è significativo. Ma non è questo il “pensiero” della Chiesa; non è questo l’orientamento che hanno avuto tutti gli altri Papi e i Concili anteriori, mentre invece, Giovanni Paolo II ha come abdicato a condurre una qualsiasi battaglia all’errore!
Lo si è visto anche nelle ultime riunioni inter-religiose di Assisi, di Malta e in San Pietro il 15 ottobre 1991, dove si è visto il Papa in mezzo a due vescovi protestanti, con cappa e mitra. Incredibile! perché quei “due” erano dei semplici “laici” senza alcuna valida ordinazione, e per di più, erano degli “eretici” e dei capi di comunità eretiche! Eppure, il Papa stava lì, allo stesso loro livello!
Ad ogni modo, più che un difensore della Fede, sarà ritenuto un difensore dell’ordine sociale e morale. La sua enciclica sull’ecumenismo, “Ut unum sint”, infatti, mostra che sul piano religioso egli rimase fedele alle speranze e illusioni del Vaticano II, anche se , su questo campo, aveva spostato un poco l’accento, dopo l’immobilità dei luterani e delle riforme, sulle quali egli aveva messo il suo “dialogo” con loro. Giovanni Paolo II si volse, poi, maggiormente verso gli ortodossi, come lo ha dimostrato il suo invito a Bartolomeo I di incontrarlo a Roma (29 giugno 1996).
Ma va constatato che Egli sollevò, con quel gesto, dei problemi più gravi, fino ad essere pronto a ridefinire la sua funzione pontificale. Salva, sì, la sua infallibilità personale (cfr. “Ut unum sint”, N° 94), ma, nella prassi, ha mostrato di essere pronto ad abbandonarla (N° 97), perché la Chiesa vive in “una nuova situazione” (N° 95), che il “millennio” renderà profetico:
«… Rimangono cinque anni per “fare avanzare le cose”; cinque anni per trasformare il papato, trovando altri modi di esercitarlo».
È questo di una gravità incommensurabile! Mi ricorda il detto di Pascal: «Un falso quadro è tanto più falso quanto più rassomiglia al vero». Perciò, il “dialogo” col mondo ortodosso è certo più rischioso del dialogo con i protestanti, perché il contenzioso tocca la natura monarchica della Chiesa, tocca il cuore e l’intimità della Sposa di Cristo!
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Per questo, Giovanni Paolo II fu detto anche un Papa liberale, più progressista di quanto non apparisse. Difatti, fu un Papa che ha riconosciuto persino le presunte “verità” contenute nelle altre religioni, e persino i “sacrifici umani”, come in India, i cui dèi sono assetati di sangue3.
Fu un Papa che ai giovani musulmani del Gambia ha detto quello che Gesù aveva già detto ai suoi Apostoli: «Siate il sale della terra! Siate la luce del mondo!»4.
Fu un Papa che aveva chiesto la “libertà di coscienza e dei culti”, mentre per Gregorio XVI e per Pio IX, questo era un “delirio”! Infatti, aveva detto: «Auspico che si sviluppi il rispetto della libertà di coscienza e di culto per ogni essere umano»5.
Fu un Papa che, dopo aver riabilitato (?!) Galileo e reso addirittura omaggio a Lutero, ha persino rivisto le posizioni della Chiesa sulla RivoluzioneFrancese, affermando che “molte di quelle idee erano cristiane”!
Fu un Papa che, nelle encicliche, gridò all’uomo che si dà alla morte se si allontana da Dio, ma che poi, nelle sue poesie, geme su questo povero uomo che soffre!..
Fu un Papa che si lasciò ungere sulla fronte il “segno della riconoscenza degli adoratori di Shiva”, e ai Vescovi indiani locali raccomandò di meditare sui valori delle altre religioni e di spiegare il Vangelo nella cultura e nello spirito dei popoli dell’India… pagana!..
E fu anche un Papa che, sulla questione della “scuola cattolica” (parità con quelle statali), fece un discorso (30 ottobre 1999) puramente laico: «Chiedo insieme con voi la parità giuridica ed economica». Il Vescovo, Mons. Maggiolini, su “Il Giornale” del 2. 11. 1999, lo ebbe a sottolineare: «Quello del Pontefice è stato un discorso laico, non confessionale, per la libertà di educazione»; e che «questa posizione è davvero laica e non ha nulla a che vedere con la confessione religiosa»!|
Lo stesso Indro Montanelli, dopo essersi incontrato con Giovanni Paolo II, al direttore di “Oggi” (22. 3. 2000), Lo definì: un “Papa sovvertitore”; e si chiedeva:
«ma quale Chiesa ha in mente?.. Se la Chiesa, oggi, riconosce di aver sbagliato in tutto o quasi tutto: nella struttura autoritaria che fin da principio si dette; nella sovrapposizione di un potere d’interessi temporali a quelli spirituali; nella condanna e scomunica della Chiesa ortodossa che divise il mondo cristiano di mille anni fa, e poi in quelle delle varie confessioni protestanti; nel considerare eresia e trattare come tale (…) qualsiasi evoluzione di pensiero che fosse in contrasto con il suo dogma… verso quale tipo di Chiesa, Papa Wojtyla intende avviare quella cattolica?..».
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Arrivati a questo punto, ci possiamo domandare: ma come si può osare di voler farne un “Santo da altari” questo Pontefice quando un cardinale della “Nuova Chiesa” ha detto di non volere che sia fatta alcuna inchiesta su Giovanni Paolo II prima della sua canonizzazione?.. Ma non era, forse Lui l’arcivescovo i Cracovia mentre i comunisti svolgevano il loro lavoro di spie contro la Chiesa? E quando anche il Segretario personale di Giovanni Paolo II per 26 anni, Stanislaw Dziwisz, ricompensato, poi, con il cardinalato da Benedetto XVI, ha detto al quotidiano di Varsavia, “Dziennik”, che la “Nuova Chiesa” deve canonizzare Giovanni Paolo II senza alcuna indagine sulla sua possibile collaborazione con i Comunisti contro la Chiesa, e che inoltre si dichiarò contrario - in relazione al caso del sacerdote di Cracovia, Tadeusz Isakowicz-Zaleski, ucciso dai comunisti - alla richiesta di una piena indagine pubblica sul lavoro delle spie comuniste contro la Chiesa durante il periodo in cui Karol Wojtyla era arcivescovo di Cracovia?..
Si dierebbe che la “Nuova Chiesa” abbia parecchio da nascondere!..
Comunque, è certo che la “santità” di Giovanni Paolo II non è proprio quella che si vorrebbe farci credere che sia!

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