CHIESA VIVA
   

 

 

 
 

 

 

 

 

GIOVANNI PAOLO II – una sua Catechesi da ossessione erotica! –

A molti appare strano che un Papa inizi il suo apostolato parlando non di fede e di virtù cristiane, bensì di rapporti sessuali. Ma papa Wojtyla questi argomenti li ha sempre avuti a cuore, sia parlando che scrivendo.

Qui, ne riporto un esempio: il 13 gennaio 1982, nell’udienza pubblica del mercoledì1, trattò la seguente riflessione sulla teologia del corpo, in cui rivelò che la scoperta personale e mutua, il mettere a nudo la mascolinità e la femminilità, costituivano per Lui la maggiore rivelazione dell’essere umano, per sè e per gli altri.

Dopo qualche settimana, il Papa, parlando della resurrezione della carne, affermò che l’essere umano sarebbe resuscitato conservando ancora i suoi attributi di “mascolinità” e di “femminilità”, ciascuno con il proprio sesso. Poi, cercò di spiegare come e perché i corpi risusciteranno sessuati per la vita eterna. Ma quelle spiegazioni e quelle ragioni - disse - erano già state suggerite a ciascuno dalla sua propria esperienza in questo mondo. Perciò, l’importanza del sesso nel tempo della vita presente è sufficiente a persuadere della sua permanenza assoluta e della sua necessità in ogni tempo del suo vivere, compresa la sua vita eterna.

Ecco cosa disse il Papa:

«La rivelazione del corpo penetra, per così dire, nel cuore stesso della realtà che noi esperimentiamo, e questa realtà è soprattutto l’uomo: il suo corpo, il corpo dell’uomo storico. Nello stesso tempo, questa rivelazione ci permette di oltrepassare in due direzioni la sfera della nostra esperienza. Anzitutto, in direzione dell’“origine”... poi, in direzione de “mondo futuro”. Perciò “non possiamo affermare che, in un certo senso, l’uomo possiede queste due dimensioni in fondo del proprio essere, o piuttosto che, in qualche modo, egli si incammina verso esse come le dimensioni che giustificano pienamente il significato stesso del suo proprio corpo, del suo “essere carnale”»?..

Giovanni Paolo II, dunque, si appoggiava su “il substrato e la base” della esperimentazione del suo “essere carnale” per l’uomo nella sua condizione terrena, per scoprirne la condizione originale e lo stato futuro, in una “ricostruzione teologica” (?) basata sulla Parola di Dio (?).

Ma la Parola di Dio è ben altra che quella predicata da Giovanni Paolo II, per il quale, il nuovo stato di vita eterna, pur essendo differente dalla prima, terrena, sarà però, nella stessa linea della vita che avevano nel Paradiso perduto.

Dice infatti:

«È quindi evidente che il significato d’essere, quanto al corpo, maschio o femmina, nel “mondo futuro” vada cercato fuori del matrimonio e della procreazione, ma non vi è alcuna ragione di cercarlo fuori di ciò che (indipendentemente dalla benedizione della procreazione) deriva dal mistero stesso della creazione, e che, in seguito, forma anche la più profonda struttura della storia dell’uomo, dato che questa storia è stata profondamente penetrata dal mistero della Redenzione».

È chiaro che il matrimonio e la procreazione cesseranno con la risurrezione, come ha detto Gesù, ma ci sarà la distinzione dei sessi, benché Gesù non abbia mai detto alcunché a questo riguardo, Giovanni Paolo II, invece, disse che la sessualità vissuta, nel Paradiso ritrovato, sarà un’altra beatitudine; non solo, ma disse anche che la dualità coniugale è l’immagine e rassomiglianza della Trinità divina:

«Nella sua situazione originale, è dunque solo, e nello stesso tempo, egli diviene “maschio” e “femmina”; uniti dai due. Nella sua solitudine “si rivela” a sè come persona, per “rivelare” ad un tempo, nell’unità dei due, la comunione delle persone. Nell’uno e nell’altro stato, l’essere umano si costituisce quale immagine e rassomiglianza di Dio».

Ma allora il sesso sarebbe immagine e rassomiglianza delle “processioni” delle Persone divine, delle loro “circumincessioni” e “circuminsessioni” nel senso della vita trinitaria; e come Dio è Trinità in Uno, l’uomo e la donna sono di Due, una carne sola. L’atto coniugale, perciò, costituirebbe “la più profonda struttura” dell’essere umano; struttura che si deve ritrovare in tutte le tappe della sua carriera.

«Dal principio l’uomo è anche corpo tra i corpi, e nell’unità dei “due” diviene “maschio” e “femmina”, scoprendo il significato “sponsale” del suo corpo a misura di soggetto personale... Il significato originario e fondamentale di essere corpo, come anche di essere, in quanto corpo, maschio e femmina, - cioè appunto quel significato “sponsale” - è unito al fatto che l’uomo viene creato come persona e chiamato alla vita “in comunione personarum”».

Per Giovanni Paolo II, quindi, il matrimonio e la procreazione sono una dissomiglianza che costituisce uno stato passeggero e inferiore. Il matrimonio e la procreazione sono secondari, superflui; “essi costituiscono uno stato passeggero inferiore. Essi danno solamente una realtà concreta al significato originario, fondamentale, nelle dimensioni della storia”.

***

«La risurrezione indica la chiusura della dimensione storica. Il mondo futuro è segnato da un limite veramente nuovo, poiché il matrimonio e l’unione dei due in una sola carne e la fecondità - che fanno parte dell’esperienza storica dell’uomo, secondo la volontà del Creatore - non avranno più ragione di essere».

«Quel significato “sponsale” di essere corpo, si realizzerà, dunque, come significato perfettamente personale e comunitario insieme».

Per me, questo eloquiare di Giovanni Paolo II fu tutto un vaneggiare inspiegabile. Come può essere possibile, infatti, un’esperienza “coniugale” fuori del matrimonio, fuori della procreazione?.. E come potrà essere la stessa unione dei “due” in una sola carne? E come potrà esserci la visione beatifica di Dio assieme alla gioia erotica?..

Eppure, Giovanni Paolo II ha insistito che la permanenza dell’erotismo che ci fu, che c’è e che ci sarà, ma in meglio, pienamente e perfettamente, dicendo:

«Sarà questa una esperienza del tutto nuova, e contemporaneamente non sarà in alcun modo alienata da ciò che, nella dimensione storica della sua esistenza, ha costituito in lui la sorgente della tensione tra lo spirito e il corpo, concernente per lo più proprio il significato procreativo del corpo e del sesso. L’uomo del “mondo futuro” ritroverà in tale nuova esperienza del proprio corpo appunto il compimento di ciò che portava in sè perennemente e storicamente, in certo senso, come eredità e ancor più come compito e obiettivo, come contenuto dell’ethos».

La nostra eredità, quindi, sarà un erotismo eterno; l’erotismo attuale è il nostro compito. L’erotismo celeste è il nostro obiettivo. Fu il pensiero di Giovanni Paolo II. Ma quale sarà, allora, l’amore in cielo?.. Ecco la mens del papa:

«La glorificazione del corpo, quale frutto escatologico della sua spiritualizzazione divinizzante, rivelerà il valore definitivo di ciò che dal principio doveva essere un segno distintivo della persona creata nel mondo visibile».

Quindi, il primo piacere sarà la “rivelazione del sesso”, “come un mezzo del reciproco comunicarsi tra le persone...”; il secondo piacere, quello della “conoscenza mutua per le relazioni coniugali...” e come una autentica espressione della verità e dell’amore, per cui si costruisce la “comunio personarum”.

Nel terzo piacere, l’effusione di se stesso ritroverà, nel suo corpo glorificato, la fonte della libertà del dono. La perfetta “libertà dei figli di Dio” (Rom. 8, 149 alimenterà egualmente di questo dono ciascuna delle comunioni (!!) che costituiranno la grande comunità (!!) della Comunione dei Santi (?).

Ma come poteva ragionare così un papa che pur doveva sapere che San Paolo ai Galati e ai Romani aveva parlato di anatema e di maledizione contro tali errori e loro fautori, perché «in Cielo non vi sarà più né uomo né donna, ma tutti sarete un essere solo in Cristo» (Gal. 3); «Sì miei fratelli, voi siete stati chiamati a libertà, purché questa libertà non divenga un pretesto per la carne» (Gal. 5, 13).

Doveva essere naturale, perciò, che Giovanni Paolo II potesse chiedersi che era ben difficile costruire un’immagine pienamente adeguata “di quell’erotismo celeste, totale, spirituale, generalizzato; come pure doveva anche rendersi conto a quell’impossibile “ritorno alla carne” che San Paolo aveva anatemizzato nei falsi profeti e promesso maledizione a quei cristiani che si fossero lasciati sedurre. Giovanni Paolo II, invece, si abbandonò a quella ossessione erotica fino a farne quasi una sua dottrina e predicarla.

Le parole che lo avevano ossessionato furono queste: «L’uomo si unirà alla sua donna e i due saranno una sola carne». L’importante dell’essere umano, quindi, per Giovanni Paolo II, era il “corpo”, tutto il corpo, il sesso, vale a dire la “dualità” che lo affascinava della “mascolinità” e della “femminilità”.

Ma come poter accettare questo discorso fiabesco e sfasato, anche se di un Papa?.. per noi “pre-conciliari” di fede sicura (che dal Fondatore, Cristo Gesù, seguito dagli Apostoli e poi, via via, dai Padri, dai Dottori della Chiesa, da tutti i Papi fino a Pio XII) non riusciremo mai a inghiottire questa insulsaggine, cioè che in Paradiso l’erotismo costituirà il fondamento della comunione dei Santi. Noi continueremo a credere solo alle infallibili Parole di Gesù, che nel suo Vangelo dice:

«Alla risurrezione... non prenderanno moglie né marito, ma saranno come Angeli nei cieli» (Mc. 12, 25).

Analogamente lo leggiamo anche in San Matteo e in San Luca:

«... Sono uguali agli Angeli e, essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio» (Lc. 20, 36).

***

A chiusura di quanto ho scritto, voglio dire anch’io, qui, quello che disse Indro Montanelli a Giovanni Paolo II, durante un colloquio che ebbe con Lui. Dopo averlo detto “un Papa sovvertitore”, si chiedeva: «... ma quale Chiesa ha in mente?... verso quale tipo di Chiesa, papa Wojtyla intende avviare quella cattolica?...»2.

Oggi, quindi, cosa possiamo dire Noi di quel Papa che i post-conciliari vorrebbero addirittura mettere sugli Altari?..

«QUOD DEUS AVERTAT!»

NOTE

1 Cfr. L’Osservatore Romano gennaio 1982, pp 14-15, sotto il titolo: “Le parole del Cristo sul matrimonio - nuova soglia della verità integrale sull’uomo”.

2 Cfr. “Oggi”, 22 marzo 2.000.

 
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