CHIESA VIVA |
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VATICANO II UNA SOVVERSIONE RIUSCITA Che dire allora di Paolo VI? Egli, ancor prima delle sua elezione a Pontefice, aveva già lasciato vedere la “sua religione”. Fu nel suo discorso del 27 marzo 1960, a Torino, in cui disse: «L’uomo moderno non arriverà, un giorno, a mano a mano che i suoi studi scientifici progrediranno e scopriranno delle realtà nascoste dietro il viso della materia, a tendere l’orecchio alla voce meravigliosa dello Spirito che palpita in essa? Non sarà la religione del domani? Lo stesso Einstein intravide la spontaneità di una religione d’oggi?.. Il lavoro non è di già ingaggiato nella traiettoria diretta che mette capo alla religione?». Chi conosce la dottrina di Teilhard de Chardin avvertirà subito, in quelle parole, odor di panteismo. Dio, cioè, sarebbe immanente nell’universo e si manifesterebbe soprattutto nella sua forma più alta, l’uomo.15 Ed ecco Paolo VI all’opera, confermando l’aggiornamento della Chiesa al mondo: «La Chiesa cerca di adattarsi al linguaggio, ai costumi, alle tendenze degli uomini del nostro tempo, tutto assorbito dalla rapidità dell’evoluzione materiale e talmente esigente per le loro particolarità individuali». Poi, aggiungerà: «Questa apertura è nello spirito della Chiesa». «Noi ameremo i cattolici, gli scismatici, i protestanti, gli anglicani, gli indifferenti, i musulmani, i pagani, gli atei... Noi ameremo la nostra epoca: le forme di attività della nostra civilizzazione, della nostra arte, del nostro sport. Noi ameremo il nostro mondo»16. Ora, questo straparlare di Paolo VI richiama alla mente quanto scrisse di Lui il suo grande amico Jean Guitton, in “Dialogue avec Paul VI” (Fayard, 1967, p. 298): «Io non mi sentivo portato verso il chiericato che, talvolta mi sembrava statico, chiuso, più interessato a conservare che a promuovere, implicante la rinuncia alle tendenze terrene nella misura della sua condanna al mondo». Naturale, quindi, che potesse dire anche questo: «Che il mondo sappia: la Chiesa lo guarda con profonda comprensione, con una vera ammirazione, sinceramente disposta non già a soggiogarlo, ma a servirlo!»17. «La Chiesa accetta, riconosce e serve il mondo tale e quale si presenta, oggi, ad essa». E ancora: «Noi abbiamo certamente inteso parlare della severità dei Santi per i mali del mondo. Molti sono ancora familiarizzati con i libri d’ascesi che portano un giudizio globalmente negativo sulla corruzione terrena. È ancora certo che non viviamo in un clima spirituale differente, essendo invitati, specialmente con il presente Concilio, a portare uno sguardo ottimista sul mondo moderno, i suoi valori, le sue conquiste... La celebre Costituzione “Gaudium et Spes” è tuttora un incoraggiamento a questa attitudine spirituale nuova». «La nostra testimonianza è un segno dell’attitudine della Chiesa verso il mondo moderno: una attitudine fatta di attenzione, di comprensione, d’ammirazione e d’amicizia»18. E ancora: «La Chiesa può Essa e possiamo fare Noi altra cosa che di riguardare il mondo e d’amarlo?»19. «Una corrente d’amore e d’ammirazione ha debordato dal Concilio sul mondo umano moderno... I suoi valori sono stati non solo rispettati, ma onorati; i suoi sforzi, sostenuti; le sue aspirazioni, purificate e benedette»20. Dopo queste sviolinate in favore del mondo, appare più che evidente come Paolo VI avesse dimenticato la pagina della Rivelazione in cui Gesù Cristo e San Paolo parlano ben diversamente: «Non amate il mondo né ciò che vi è nel mondo. Se qualcuno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che vi è nel mondo, è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia della vita. E ciò non è del Padre, ma del mondo»21. «Non vogliate conformarvi al secolo presente»22. Questo, dunque, è il Montini-Paolo VI, indicato per il soglio pontificio da Giovanni XXIII23, e designato ad esso nella riunione che si tenne nella casa degli “Oblati Regolari Benedettini” di Priscilla (via Salaria, a Roma), una Congregazione religiosa fondata dallo zio di Andreotti, don Belvederi, la sera del 18 giugno 1963. Là, si misero d’accordo sul nome di Montini24. E questo orientamento su Montini avvenne anche in casa del massone Ortolani, il cui ruolo non fu certo secondario se il salesiano don Pier Giorgio Garrino25 poté dire: «Io lo so di fonte certa che l’elezione di Paolo VI fu favorita dalla Massoneria»26. Pio XII, invece, il “Papa angelico” non voleva assolutamente che Montini diventasse Papa, dopo che scoprì il suo tradimento di fedeltà al suo Magistero. Se ne ha una prova anche nelle sue ultime volontà, dove scrisse: “Montini e Tondi non diventino mai cardinali!». Sulla Rivista “Panorama” del 10 agosto 1970, si legge: «... Se la lista era autentica, la Chiesa sarebbe nelle mani dei frammassoni. Paolo VI ne sarebbe attorniato. Di più: sarebbero loro che avrebbero giocato il ruolo di grandi suoi elettori, e, in seguito, l’avrebbero pilotato nelle più importanti decisioni durante i suoi 13 anni di pontificato. E, prima ancora, sarebbero stati loro che avrebbero spinto il Concilio Vaticano II sul cammino delle riforme». Anche M. Winckler, un ufficiale-interprete dell’esercito francese, un giorno, a Roma, fu “presentato al grande fratello Montini”... Inoltre, in un incontro con il card. Sergio Pignedoli, “il me confirma que la mère de Jean Baptiste (Montini, futuro Paolo VI) Judith Alghisi, s’était convertie lors de son mariage avec George Montini, lui-même d’origine juive (vedi il “Libro d’oro” della nobiltà italiana)... Incoraggiato da Gasparri, soutenu par de très hautes instances mondialistes, “tenu” par se moeurs contro-nature27 il était devenu le futur pape»! Rileggiamo, qui, quello che abbiamo letto, sulla Rivista “Bonum Certamen», dell’abbé Mouraux: «Paolo VI era di ascendenza giudaica, da parte di suo nonno materno, e sua madre, nata giudea e battezzata alla vigilia del suo matrimonio, donde il suo prenome di Gian-Battista che lei stessa volle. Egli (Paolo VI) portò lui stesso, molte volte, l’EPHOD, insegna del “Sommo Sacerdote” al momento in cui si condannò Gesù. Durante il Conclave che doveva eleggere Paolo VI - scrisse lui stesso - a dispetto d’ogni regola, il card. Tisserant uscì. Un alto Prelato di Roma mi disse che egli era andato a consultare i “B’nai B’rith” (Figli dell’Alleanza), una organizzazione massonica esclusivamente riservata ai giudei. Questo sarebbe avvenuto dopo che il card. Siri era stato eletto... Furono le Guardie Nobili a rivelare il fatto.28 «Una Rivista americana - continua l’abbé Mouraux - pubblicò, qualche mese dopo l’elezione di Paolo VI, la sua fotografia in compagnia dei dirigenti dei “Figli dell’Alleanza”. Il 25 gennaio 1966, sulla Rivista “Look” (una tiratura di 7 milioni di copie!), apparve un articolo esplosivo che manifestava i negoziati condotti tra il card. Bea e la massoneria giudaica, sotto il titolo: “Comment les juifs ont changé la pensée catholique». La mutazione più grande fu certamente quella operata da Mons. A. Bugnini, creatore del “Novus Ordo Missae”, che fu sottoposto, prima della pubblicazione, all’attenzione dei giudei, protestanti e musulmani. Il fine era questo: instaurare una religione monoteista universale, sotto la direzione giudaica”29. Ricordiamo, allora, quello che disse il paolino Rosario Esposito, e cioè che l’abbraccio “fraterno” tra le Gerarchia cattolica e la Massoneria era già stato predetto e programmato da Montini, allora ancora Monsignore, tra il 1948 e il 1950. In quel tempo, parlando col domenicano P. Morlion, il futuro Paolo VI aveva detto: «Non passerà una generazione che non sia stata fatta la pace tra le due società! (Chiesa e Massoneria)!30 Da Papa, infatti, Paolo VI - come l’attesta Padre Esposito - “seguiva e incoraggiava” gli incontri, anche pubblici, tra ecclesiastici e dignitari massonici, che ci furono tra il 1968 e il 1977, per arrivare a un accordo pubblico di modello “ecumenico” tra Chiesa e Massoneria. Nessuna meraviglia, perciò, se alla morte di Paolo VI, la Massoneria ebbe ufficialmente a dichiarare: «Per noi, è la morte di Colui che ha fatto cadere la condanna di Clemente XII e dei suoi predecessori. Per la prima volta, nella storia della Massoneria moderna, è morto il Capo della più grande religione occidentale che non fu messo in stato di ostilità contro i Massoni. E per la prima volta nella storia, i Massoni possono portare i loro omaggi alla tomba di un Papa, senza ambiguità né contraddizioni»31. È un “omaggio”, questo, che non necessita proprio di commenti! Il suo lavoro all’interno della Chiesa, quindi, fu fino a quell’auto-demolizione che Lui stesso ebbe a definire, ma che fu l’effetto del suo doppio gioco che ha ingannato tutti, specie i più ingenui e i più impreparati! Un esempio: andò all’ONU per confessare la sua fede nella “Carta dei diritti dell’uomo”, mentre, dopo, confesserà la sua fede in Dio, secondo il “Credo” cattolico!!! Mentre nessun Papa ebbe l’audacia di sopprimere il Sant’Uffizio, l’organismo a difesa della fede, Lui, invece, sì!.. nessun Papa aveva mai tentato di imporre - e con tale audacia! - una riforma del Conclave come fece lui, sopprimendo persino tutti i cardinali ottantenni!.. E nessun Papa aveva mai pensato di “rivoluzionare” persino la Messa, come ha fatto, invece, Lui! E via dicendo!.. per cui possiamo ben dire che il “piano” di Riforma di Paolo V non fu altro che un “piano” di distruzione, di sovversione mondiale. Così, il Vaticano II è servito a far passare la Chiesa di Roma da una religione cristiana tradizionale a un’altra pseudo-religione umanitaria, tutta permeata di linee massoniche e di idee della Rivoluzione francese. Lo disse Lui stesso il 1° settembre 1963: «Nello stesso tempo si constatò un fermento nuovo: delle idee viventi, delle coincidenze tra i grandi princìpi della Rivoluzione, la quale non aveva fatto altro che appropriarsi di certe idee cristiane. Fraternità, libertà, eguaglianza, progresso, desiderio di elevare le classi umili. Tutto questo era cristiano, ma aveva preso un rivestimento anti-religioso»32. Un dire che mi fa ricordare quello che scrisse il cabalista Eliphas Levi (ex “abbé Constant”!), nel 1896, sul libro “Le grand Arcane”: «... verrà un giorno in cui gli ultimi anatemi di un Concilio ecumenico saranno questi: maledetta sia la maledizione; che gli anatemi siano anatemi, e che tutti gli uomini siano benedetti! Allora, non ci sarà più, da una parte, l’umanità e, dall’altra parte, la Chiesa. Perché la Chiesa abbraccerà l’umanità, e chiunque sarà nell’umanità non potrà essere al di fuori della Chiesa»33. Oggi, è più difficile comprendere come, dopo il Vaticano II, stia formandosi una nuova religione per sostituire quella di prima. Ma San Pio X aveva previsto anche questo nella sua “Pascendi”: «Gli artigiani dell’errore non vanno cercati, oggi, tra i nemici dichiarati. Essi si nascondono... nel seno stesso e nel cuore della Chiesa. Noi parliamo di un grande numero... di preti che, sotto un apparente amore della Chiesa... impregnati fino alle midolla di un veleno di errori, attinti dagli avversari della Fede cattolica, posano... come rinnovatori della Chiesa»34. E così, Giovanni XXIII e Paolo VI riuscirono ad operare la loro rivoluzione sulla scia della Rivoluzione Francese, opera del satanismo ebraico-massonico. La “Liberté”, divenne la “Libertà religiosa”, o “Libertà delle Religioni”; la “Légalité”, divenne la “Collegialità” e l’egualitarismo democratico; la “Fraternité”, divenne l’ammucchiata dell’ecumenismo, che abbraccia tutti gli errori, le eresie, e tutti i nemici della Chiesa Cattolica. E divenne, perciò, la “Nuova Chiesa Conciliare”, come lo disse il card. Benelli, il cardinale Suenens e il domenicano Yves Congar, il quale poi, divenuto cardinale, dirà: «La Chiesa ha fatto pacificamente la sua rivoluzione d’ottobre”35. Ne furono coscienti subito i frammassoni, come ad esempio, il barone Marsaudon: «Noi pensiamo che un frammassone, degno di questo nome, non può che felicitarsi, senza alcuna restrizione, dei risultati irreversibili del Concilio». Ma siamo davanti, allora, a due Religioni: l’una, la Santa Religione Cattolica Romana, che custodisce il sacro “deposito” della Rivelazione, contenuto nella Dottrina, nella Morale e nella Pietà; l’altra, la “Nuova Religione”, che sta occupando, ogni giorno di più, i posti dell’antica Religione, per corromperla sotto falsi pretesti di fedeltà alle “sorgenti” dell’ecumenismo e della carità, ma che, in realtà, non è che un sincretismo universale per instaurare un’èra post-cristiana! All’inizio del Vaticano II, il Gran Rabbino Kaplan disse: «La Chiesa si riconosce nella ricerca di un legame vivo con la comunità giudaica, che essa non ha più da convertire». E dirà pure con soddisfazione che «gli orientamenti dell’episcopato francese si incontrano con l’insegnamento de più grandi teologi giudei, per i quali le religioni nate dal giudaismo hanno per missione di preparare l’umanità all’avvenimento dell’èra messianica annunciata dalla Bibbia»36. Ma questa visione di resa episcopale era stata già avvertita anche dal mondo liberale laico. M. Prelot, per esempio, senatore del Doubs, nella sua opera: “Le Catholicisme libéral” (1969) aveva scritto: «Noi abbiamo lottato per un secolo e mezzo per far prevalere le nostre opinioni all’interno della Chiesa e non c’eravamo riusciti. Infine, è venuto il Vaticano II e noi abbiamo trionfato. Ormai, le tesi e i princìpi del cattolicesimo liberale sono definitivamente accettati, e ufficialmente, dalla “santa Chiesa”». La Massoneria, quindi, specie quella dei B’nai B’rith, ha vinto! Una conquista che fu subito reclamata da molti di loro, come, ad esempio, Yves Marsaudon, 33° grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato che, nel suo libro: “L’oecumenisme vu par un Franc-Maçon de Tradition”, con prefazione del Sovrano Gran Commandeur del Consiglio Supremo di Francia, Charles Riandey, a proposito della “libertà religiosa”, affermata dal Vaticano II, ha scritto: «Si può veramente parlare di rivoluzione, partita dalle nostre logge massoniche; rivoluzione che s’è magnificamente estesa sotto la cupola di san Pietro». Sul piano politico, il Vaticano II ha abbracciato completamente e fatto suo l’obiettivo principale della Massoneria e del Giudaismo: la repubblica universale e il Governo Mondiale. L’opzione mondialista, per esempio, è esplicita nel primo paragrafo della “Nostra Aetate”, dove si parla di un processo di unificazione del genere umano che è in corso, e che la Chiesa deve promuovere; e al “paragrafo 79” della “Gaudium et Spes”, nella quale ci si augura “la nascita di una autorità internazionale competente, munita di forze efficaci”. Quindi, il Vaticano II è stato proprio ordinato per la nascita di questa religione mondiale sincretista, che deve costituire la base spirituale del Governo Mondiale ebraico-massonico. Non è certo un “caso” che la “Dignitatis humanae”, il documento fondamentale per la Rivoluzione conciliare, porti lo stesso titolo (nell’essenza) del “De hominis dignitate” di Pico della Mirandola, che aprì le porte della cristianità alla Cabala; un testo scritto sotto l’influenza del maestro giudeo Elie De Medigo, e di altri ebrei; comunque, un libro molto apprezzato e diffuso dalla Massoneria! Certo, non fu neppure un “caso” che Henri de Lubac, considerato uno dei “padri” del Vaticano II e del suo “nuovo corso” (e fatto, poi, cardinale da Giovanni Paolo II!) ha scritto anche un libro su Pico della Mirandola, in cui esalta quel volgarizzatore e diffusore della magìa e del sincretismo cabalistico, oltre che essere negatore della logica e del princìpio di contraddizione. Ma de Lubac lo presenta come un gran pensatore e un pioniere di un’èra di pace universale!37 Ora, possiamo concludere dicendo che questa “Nuova Chiesa Conciliare” non è che una maschera della vera Chiesa di Cristo, e che questo suo oscuramento l’aveva già predetto la Madonna de la Salette, nel 1846, ai due piccoli veggenti: “L’Eglise éclipsée”, quindi, non sarebbe altro che il “TERZO SEGRETO” di Fatima, ossia il complotto massonico per la distruzione della Chiesa di Cristo! NOTE 15 Cfr. Richard Cavendish nella su aopera “La magia nera” (Ed. Mediterranee 1984, p. 29), dove parla dei concetti fondamentali cabalistico-talmudici di macrocosmo e di microcosmo, scrive. «L’universo e ogni cosa che è in lui costituiscono Dio». «L’universo è un giganesco organismo umano (macrocosmo), e l’uomo ne è la piccola immagine, una replica di Dio in miniatura (microcosmo).». 16 Cfr. “L’Eglise et le Concile”, Ed. Saint Paul, Paris, 1965, pp. 44-45. 17 Cfr. 29 settembe 1963 - Discorso d’apertura della 2a sessione. 18 Cfr. 8 giugno 1964 - Actes Pontificaux, n° 139, p. 21. 19 Cfr. 14 settembre 1965 - Doc. Conciliari, n° 66. 20 Cfr. 7 dicembre 1965 - Discorso di chiusura del Concilio. 21 Cfr. Gv. 11, 14-17. 22 Cfr. Rom. XII, 2. 23 Cfr. Benny Lai, “Il Papa non eletto”, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 83, n° 7. 24 Montini, ovviamente, da Paolo VI dichiarò che “mai, per nulla al mondo, aveva desiderato e tanto meno favorito la sua elezione” (cfr. Discorso del 21 giugno 1972, citato in “L’attività della Santa Sede”, Tipografia Poliglotta Vaticana 1972, p. 221). 25 Fino alla sua morte tragica, avvenuta nell’agosto 1995, esercitò importanti funzioni nella Curia di Torino. 26 Cfr. “Sodalitium”, n° 42: “Il Papa del Concilio”, XIX.a parte, p. 38. 27 Cfr. F. Bellegrandi, “Nichitaroncalli”, pp. 85-86. Vi sono citati parecchi “fatti”. 28 Il Principe Scortesco, cugino del Principe Borghese, fu trovato morto, in circostanze più che sospette, pochi giorni dopo che aveva svelato che egli aveva le prove che Paolo VI era framassone! 29 Cfr. “Bonum Certamen”, n° 55. 30 Cfr. Y. A. Ferrer Benimeli, G. Caprile. “Massoneria e Chiesa cattolica”, ed. Paoline 1979, p. 91, nota 70. 31 Cfr. “Rivista massonica”, n° 5 luglio 1978, nell’articolo: “Né ambiguità né contraddizione”, Ref. LXIX-XIII della nuova serie. 32 Cfr. Doc. Cath., n° 1440, 20 ottobre 1963, p. 1372. 33 Cfr. “Il Grande Arcano”, Atanor, 1989, p. 84. 34 Cfr. Léon Poncins, “Christanisme et Franc-Maçonnerie”, DPF, Chiré en Montreuil, 1975, pp. 283-292. 35 Mons. Lefèbvre, “Lettre ouverte aux catholiques perplexes”, Paris 1985, p. 133. 36 Cfr. Doc. Cath. Del 6 maggio 1973, n° 1631, pp. 419-422.Ù 37 Cfr. Henri de Lubac, “Pico de la Mirandola”, Jaca Book, 1977. |
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