CHIESA VIVA
   

 

 

 
 

 

 

 

numero 382

VATICANO II UNA SOVVERSIONE RIUSCITA

del sac. dott. Luigi Villa

Più il tempo passa e più sono evidenti le responsabilità di questo discutibile “Vaticano II”. Lo ha ammesso lo stesso Paolo VI, il 15 luglio 1970, nell’allocuzione all’udienza generale: «Il Concilio non ci ha dato la tranquillità desiderata, ma piuttosto ha suscitato turbamenti».

Ora, siccome anche la Istruzione “Communio et Progressio” ha affermato di voler garantire e tutelare il “libero esercizio del diritto d’informazione”, mi ritengo anch’io autorizzato ad esprimere le mie riflessioni su detto Concilio che, secondo l’attuale Papa Benedetto XVI, sarebbe stato “male interpretato”.

Ma da chi?.. Non certo da tutti, specie da coloro che rimasero subito stupefatti fin dall’inizio del Vaticano II, quando i due Papi che lo fecero e che lo guidarono, dissero di rinunciare alle definizioni dogmatiche, quasi a reinterpretare la Dottrina cattolica sotto la forma pastorale, quasi che la Chiesa della Tradizione avesse sbagliato tutto, o quasi, sovvertendo, così, le sue componenti fondamentali, a partire dalla Liturgia, e immettendo un pluralismo, come espressione della “unità della Fede” e abolendo l’obbligo (imposto da S. Pio X) della professione della Fede col giuramento anti-modernistico, e con l’inventare quell’ibridismo di quell’insensato e massonico “ecumenismo”, fondandolo sul paradosso di una Religione più grande, perché non respinge più, di fatto, le eresie d’ogni tipo e d’ogni genere.

Quousque tandem?

Se davanti a questo dramma ecclesiale, molti chiudono ancora gli occhi per non vedere (compresa molta Gerarchia!) cercherei di comprendere anch’io quel significato tremendo dell’interrogativo del Divin Maestro:

«Quod si sal evanuerit, in quo salientur?».

È per questo che mi avvio a sottolineare qualcuno dei “testi” di questo presunto Concilio Vaticano II!

Mentre la Curia Romana si occupava a preparare il futuro Concilio con la serietà e il rigore solito, sotto la direzione del Cardinale Segretario di Stato, Domenico Tardini, il papa Giovanni XXIII, il 30 maggio 1959, invece, disse: «La preparazione del Concilio non sarà l’opera della Curia Romana»1.

E infatti, il 5 giugno 1960, creò un “Segretariato per l’unione dei cristiani”, che sarà l’embrione della “Nuova Chiesa Conciliare”, e a dirigerla ci mise il cardinale Agostino Bea, il quale, poi, avrà un ruolo direttivo nella fondazione della “Nuova Chiesa” post-conciliare.

In effetti, il più grande danno alla Fede non venne tanto dalle varie Commissioni, bensì dal Segretariato del cardinale Bea, al servizio degli scismatici e degli eretici.

Già nel 1946, l’arcivescovo di Paderborn, Lorenz Jaeger, e il vescovo luterano d’Oldenburg, Willem Stâhlin, tenevano, in Alemagna, incontri di teologi delle due religioni per dibattere le dottrine di fede comuni, o d’altre, ma che sono elementi di divisione.

Poi, nel 1952, si costituì la “Conferenza Internazionale” per i problemi ecumenici, il cui lavoro sfociò nel “Segretariato per la Promozione dell’Unità Cristiana”, istituito nel 1960 dal Papa Giovanni XXIII, e diretto dal cardinale Agostino Bea2.

Nel 1962, infine, questo “Segretariato” ricevette lo “Statuto” ufficiale di Commissione conciliare per cui ebbe una parte determinante nella preparazione del Decreto su l’Ecumenismo del Concilio Vaticano II.

Il cardinale Bea, ormai, aveva le mani libere; ma, ben conoscendo la Curia Romana usò ogni astuzia per aggirare gli ostacoli che opponevano i non-ecumenisti. Abilmente, evitò di pronunciare la parola “ecumenismo”, manifestamente legata alla concezione protestante dei rapporti tra i “cristiani”, per cui parlò, invece, di “ritorno dei non-cattolici in seno alla Chiesa”. Ebbe subito l’approvazione di Giovanni XXIII, il quale, così, ebbe l’opportunità di realizzare il Concilio come lo sognava Lui, e non come lo avrebbe voluto la Curia Romana!

Si svilupparono subito approcci con gli ortodossi, coi vecchi cattolici, con gli anglicani e i protestanti, invitandoli tutti a mandare dei loro rappresentanti al Concilio. Non solo, ma si promise agli ortodossi russi che mai sarebbe stato condannato il socialismo (comunismo-marxismo). Il che, infatti, fu sempre rispettato.

Si avverava, così, quello che scrisse un secolo fa, il grande iniziato massonico, Saint Yves d’Alveidre, in “Mission de l’Inde”: «Infine, per terminare questa Missione con un voto: verrà il giorno di un Concilio ecumenico europeo, in cui saranno rappresentati tutti i Culti»!

Va ricordato anche il ruolo che ebbe Hans Küng, professore di teologia a Tubinga, il quale presentò subito un ordine del giorno, per il Concilio, in cui chiedeva, come primo obiettivo, la Riforma della Chiesa, in chiave chiaramente protestante, e cioè:

– il riconoscimento della “Riforma” di Lutero, come avvenimento religioso;

– il prendere in maggiore considerazione la Bibbia, sia nella teologia che nel culto;

– l’elaborazione di una “Liturgia” del popolo, in lingua dei vari paesi;

– una comprensione per il “sacerdozio universale” di tutti i fedeli;

– il “dialogo” tra la Chiesa e ogni altra religione;

– lo sganciamento del papato da ogni legame con la politica;

– la riforma della Curia Romana e l’abolizione dell’Indice dei libri proibiti;

– ecc...

Come si vede, fu un facile profeta, o meglio un vero agit-prot della “Contro-Chiesa”! Infatti, quelle sue richieste si ritrovano tutte (sia pure in una apparente modificazione!) nei documenti definitivi del Vaticano II!

E si badi: Küng si appella con astuzia a Giovanni XXIII, opponendolo come Papa vivace in una massa di cristianità addormentata: «... Le parole e gli atti del Papa - scrive - potranno svegliare questi addormentati?»3.

Il massone cardinale Franz Köenig, arcivescovo di Vienna, fece la prefazione a quello scritto di Küng, in lingua tedesca, definendo il libro come un “felice presagio”!

Nell’edizione francese, un altro cardinale massone, Achille Liénart, arcivescovo di Lille, ne sottolineò l’importanza ecumenica!..

Chiaro! Il primo impasto della “Nuova Chiesa” conciliare era fatto... su una linea massonico-giudaica!..

Nessuna meraviglia (figlia dell’ignoranza!) perché, a comprovare questo progetto, fu non solo la preparazione di schemi, ben differenti da quelli preparati dalle Commissioni preparatorie, elaborate alla Curia Romana, ma ci fu anche un “progetto”, svelato in una “plaquette”, distribuita a tutti i Padri conciliari. Ossia, un “progetto” che era un vero complotto giudaico contro la Chiesa cattolica, già smascherato, nel 1936, dal giornale “Catholic Gazette” di Londra, organo ufficiale della Società Missionaria Cattolica d’Inghilterra.

Nel suo numero del febbraio 1936, infatti, era apparso un articolo dal titolo: “The jewish peril and the Catholic Church” (il pericolo giudaico e la Chiesa Cattolica). In esso, veniva riportato quello che si era detto in alcuni corsi di riunioni segrete di Giudei, a Parigi.

Poco dopo, il settimanale “Le Réveil du Peuple” pubblicava un articolo in cui si precisava che quelle “dichiarazioni” erano state fatte in riunioni segrete dell’Ordine massonico dei “B’nai B’rith”, composto di soli giudei.

Riporto, qui, alcuni stralci di quell’articolo del 1936:

«Fin che sussisterà tra i gentili una qualunque concezione morale dell’ordine sociale, e fin che ogni religione, ogni patriottismo, ogni dignità non saranno liquidate, il nostro regno sul mondo non potrà venire... Noi abbiamo ancora un lungo cammino da fare prima di poter distruggere il nostro principale oppositore: la Chiesa cattolica. Per questa ragione, noi ci siamo dati da fare per attaccare con efficacia la Chiesa nei suoi stessi fondamenti: Noi abbiamo diffuso lo spirito della Rivoluzione e del falso liberalismo in tutte le Nazioni dei Gentili, al fine di arrivare a convincerle di allontanarsi dalla loro Fede e ad avere vergogna di professare i precetti della loro religione, e di obbedire ai comandamenti della loro Chiesa. Noi abbiamo condotto un buon numero di questi a trasformare in atei e, ancora di più, a glorificarsi di discendere dalla scimmia (Darwinismo). Noi abbiamo inculcato a loro delle nuove teorie, impossibili a realizzarsi, quali il comunismo, il socialismo, l’anarchismo, che ora servono ai nostri progetti...

Noi abbiamo seguito il consiglio del nostro capo dei Giudei, che dice saggiamente: fate che qualcuno dei nostri figli diventino cardinali e vescovi per distruggere la Chiesa...

Noi siamo i padri di tutte le rivoluzioni, anche di quelle che si voltano contro di noi...

Noi possiamo gloriarci d’essere i creatori della Riforma. Calvino fu uno dei nostri figli; era di origine ebrea, abilitato dall’autorità giudaica e stimolato con la finanza per adempiere il suo ruolo nella Riforma. Martin Lutero fu influenzato dai suoi amici giudei, e il suo complotto contro la Chiesa fu coronato dal successo, grazie al finanziamento giudeo...

Noi siamo riconoscenti verso i Protestanti.. per l’ammirevole appoggio che essi danno alla nostra lotta contro la potenza della civiltà cristiana e dei nostri preparativi per l’avvenimento della nostra supremazia sul mondo intero e sui regni dei Gentili...

Noi siamo riusciti a distruggere la maggior parte dei troni europei. Il resto seguirà in un prossimo avvenire. La Russia ha già accettato il nostro regno. La Francia, col suo Governo massonico, si trova nel nostro potere. L’Inghilterra, dipendente dalle nostre finanze, si trova sotto i nostri talloni; e la nostra speranza per la distruzione della Chiesa cattolica si trova nel protestantesimo. La Spagna e il Messico sono due strumenti nelle nostre mani. Molti altri Paesi, compresi gli Stati Uniti d’America, sono già sottomessi ai nostri piani... La maggior parte della stampa mondiale è sotto il nostro controllo; facciamo di tutto perché essa eserciti violentemente l’odio del mondo contro la Chiesa Cattolica...».

È un film satanico che si snoda sotto gli occhi di una Gerarchia e di un Clero ormai “oppiato” da una propaganda giudaico-massonica, a cui stentano ancora da credere di essere vittime e persino conniventi!.. Un’ignoranza clericale che sgomenta!..

Segnalo, perciò, ancora un documento che dovrebbe far aprire gli occhi anche agli orbi!..

Il 10 gennaio 1937, il giornale giudeo di New York, “Freiheit”, scriveva: «Secondo la religione giudaica, il Papa è il nemico del popolo giudeo per il solo fatto che egli è il capo della Chiesa cattolica. Il Giudaismo si oppone al Cristianesimo, in generale, e alla Chiesa cattolica»4.

Dunque, il Giudaismo lavora solo per la distruzione del cristianesimo, in qualsiasi modo e in qualsiasi occasione propizia ad hoc.

Una settimana dopo che fu costituito il “Segretariato per l’unità dei cristiani” (5 giugno 1960), con il Motu Proprio “Superno Dei Nutu”, arrivò in Vaticano il delegato dei “B’nai B’rith”, Jules Max Isaac, ed ebbe subito anche un incontro, della durata di più di un’ora, col card. Bea.

Uscendo dal Vaticano, il fratello Jules Max Isaac ritornò in Loggia con “più di una speranza”. Giovanni XXIII, infatti, gli aveva promesso una “revisione” della dottrina cristiana sui rapporti tra Chiesa e Giudaismo. Un impegno solenne che divenne, poi, realtà con la Dichiarazione conciliare “Nostra Aetate”.5

Sarà bene ricordare, qui, quello che scrisse il Nubius il 3 aprile 1824: «Devo fare l’educazione immorale della Chiesa, e giungere con piccoli mezzi ben graduati... al trionfo dell’idea rivoluzinaria per mezzo del Papa»!

Ed ecco, infatti, che i Giudei s’infiltrarono nella Chiesa ed ebbero una grande influenza, come, ad esempio, sul cardinale Bea, nato giudeo sotto il nome di Béhar; così Mons. Braum, Oesterricher, entrambi giudei convertiti.

Quando Giovanni XXIII divenne papa, promise a Bea, presidente del “Movimento Giudeo Mondiale”, di far ammettere al Concilio un testo che assolveva i Giudei dal “deicidio” del Venerdì Santo, dopo un appello dei Giudei di tutto il mondo. Il che, infatti, avvenne!6

Si legga anche “Infiltrations ennemies dans l’Eglise” di Léon de Poncins, in cui si legge che, il 25 gennaio 1966, nella Rivista americana “Look”, uscì questo articolo esplosivo: “Comment le juifs ont changé le pensée catholique”. In quell’articolo, vi si afferma che la dichiarazione conciliare “Nostra Aetate”, in cui si tratta della questione giudea, fu negoziata a New York dal card. Bea (non certo per sua propria iniziativa!) con i responsabili dell’Alta massoneria dei B’nai B’rith, organizzazione prettamente costituita da ebrei!

Nonostante che, a seguito della reazione di molti vescovi e di rappresentanti diplomatici dei Paesi arabi, l’abbozzo del documento, voluto dai B’nai B’rith, non fosse stato approvato, tuttavia, il testo promulgato era sempre “ciò che si era potuto ottenere di meglio” per conformarsi alle direttive dei B’nai B’rith.7

Da sapere anche che il domenicano Yves Congar, su domanda di Bea, si recò alla Sinagoga di Strasbourg “ad audiendum verbum”, ossia a discutere coi capi di quella comunità ebraica “su ciò che doveva fare il Concilio”.

Questo incontro lo ha riportato anche lo scrittore Lazare Lindau, in due articoli su “Tribune juive”, n° 903 del 17-20 gennaio 1986 e n° 1001 del 25-31 dicembre 1987.

Dunque, la “Nostra Aetate” è un prodotto dell’Alta Massoneria ebraica dei B’nai B’rith, anche se non è un prodotto puro. Comunque, è pur sempre un testo fondamentale del Vaticano II che enuncia e propaga il princìpio secondo il quale tutte le religioni sono vie di salvezza; ossia, una logica conseguenza della dottrina della “libertà religiosa”, contraria, però, alla dottrina cattolica, mirabilmente riassunta da Pio XII:

«In realtà, non si può contare come membri della Chiesa se non quelli che hanno ricevuto il bagno della rigenerazione, e chi, professando la vera fede, non hanno avuto la disgrazia si separarsi dall’assemblea di questo Corpo, e non sono stati separati dall’autorità legittima per causa di gravi fatti»8.

Ma il Vaticano II è un Concilio diverso da quello che la Curia Romana voleva, e che il card. Ottaviani, prefetto del Sant’Uffizio, aveva già preparato con la Commissione preparatoria. Infatti, nel suo discorso d’apertura del Vaticano II, papa Giovanni XXIII proclamò la “sua fede” nell’avvenire, mise in luce la sua volontà di fare tutto di nuovo:

«Nella situazione attuale della Società, alcuni non vedono che rovine e calamità. Essi son soliti dire che la nostra epoca è profondamente peggiorata, in confronto ai secoli passati... A Noi sembra necessario dire il nostro completo disaccordo con i profeti di sventure che annunciano sempre delle catastrofi, come se il mondo sia vicino alla sua fine... Bisogna che la Chiesa si giri verso i tempi presenti che porgono nuove vie all’apostolato cattolico».

Subito, i Prelati progressisti, specie francesi, tedeschi, olandesi, si diedero da fare per assicurare quel “piano giovanneo” che insabbiava tutti i preparativi del cardinale Ottaviani.

Fu il massone card. Lienart9 che s’incaricò di fare la svolta al Concilio.

Infatti, il 15 ottobre 1962, per l’elezione dei 160 membri delle Commissioni conciliari, il card. Lienart domandò di soprassedere al voto, perché «Noi non siamo disposti ad accettare delle liste di candidati, compilate prima che il Concilio fosse riunito; Noi non abbiamo avuto il tempo materiale di scegliere i nostri candidati». Con lui, si associò subito anche il card. Frinks, arcivescovo di Cologna.10

E così, quei Prelati progressisti imposero nuovi testi, preparati dai loro collaboratori progressisti-modernisti!

Purtroppo, la maggior parte dei Padri conciliari era dalla parte progressista, non rendendosi conto che Giovanni XXIII e Paolo VI erano stati avvinti dalla corrente modernista, per cui contrassegnarono i documenti del Vaticano II sulle tracce della “Nouvelle Théologie”, condannata da Pio XII nella sua “Humani generis” (1950).

È evidente, perciò, che Paolo VI abbia sempre premuto perché ci fosse un voto massiccio da parte dei Vescovi!

Ma allora, perché non si potrebbe pensare che il Vaticano II fu una vera “quinta colonna” delle forze ebreo-massoniche?

La Rivista della Frammassoneria “Humanisme”, nel n° 186 del 1989, riporta un “Tête-à-tête” tra mons. Roncalli e Alexandre Chevalier (che divenne Gran Maestro nel 1965!), in cui si svela l’ipotesi che la Loggia “L’Etoile Polaire” (l’Atelier) “era all’origine del Vaticano II”.11

Ma già nel 1962, Maurice Pinay aveva scritto: «(col Concilio Vaticano II) è stata compiuta la più perversa cospirazione contro la Santa Chiesa... Sembrerà... incredibile, a coloro che ignorano questa cospirazione, che quelle forze anti-cristiane continuano ad avere, all’interno delle gerarchie della Chiesa, una vera “quinta colonna” di agenti controllati dalla Massoneria, dal comunismo e dal potere occulto che li governa. Questi agenti si trovano tra i cardinali e i vescovi che formano una specie d’ala progressista in seno al Concilio»12.

E con quale scopo? Spingendo il Concilio a mettersi contro la Tradizione e le passate condanne, si verrebbe a provare ai fedeli che, predicando il contrario a quello che si era sempre insegnato, la Chiesa non può essere divina!

La rovina della Chiesa, quindi, verrebbe dall’interno di Essa.

San Pio X, questo l’aveva già detto nella sua enciclica “Pascendi”, scrivendo che i modernisti, a differenza di tutti gli altri eretici, non vogliono uscire dalla Chiesa, ma restarvi, proprio per cambiarla dall’interno!

È proprio il caso di pensare ai vari De Lubac, ai Congar, ai Küng, ecc.. condannati da Pio XII, ma poi richiamati da Giovanni XXIII ad essere gli “esperti”, per poi prendere in mano le redini del Concilio e dirigerlo fino a fargli proclamare l’unità trascendente di tutte le religioni e il diritto, per l’errore, alla libertà.13

A questo punto, non ci si può più meravigliare che la Massoneria messicana, per esempio, alla morte di Giovanni XXIII, abbia pubblicato questo manifesto di lode:

«La Grande Loggia occidentale messicana e i suoi confratelli, all’occasione della morte di Papa Giovanni XXIII, annunciano ufficialmente il loro dolore per la dipartita di questo grande uomo che ha rivoluzionato le idee, i pensieri e le forme di agire della liturgia cattolica romana. Le encicliche “Mater et magistra” e “Pacem in Terris” hanno rivoluzionato i concetti in favore dei diritti dell’uomo e della sua libertà. L’umanità ha perduto un grande uomo e noi, frammassoni, riconosciamo in lui i suoi princìpi elevati, il suo umanitarismo e le sue qualità di grande liberale»14.

(Continua)

1 Cfr. “Acta ante-preparatoria” I, p. 92.

2 Cfr: Jedin, “Histoire de l’Eglise”.

3 Cfr. “Concile et retour à l’unité”, pp. 35-36.

4 Cfr. P. Loyer, nella Rivista Internazionale delle società segrete, Parigi 13 aprile 1930, p. 352 - tr. It.

5 Cfr. Sodalitium, n° 41: “Il Papa del Concilio”, p. 12.

6 Cfr. Ralph M. Wiltgen, “Le Rhin se jette dans le Tibre”, ed. Di Cédre, 1982, pp. 165-166.

7 Cfr. Léon de Poncins, “Infiltrations ennemies dans l’Eglise”, Documents et témoinagnages, Ed. Henri Coston, 1970.

8 Cfr. AAS, 35 (1943), 202 s; Denz. 2286; Denz. Sch. 3802.

9 Fu iniziato alla Massoneria a Cambrai, nel 1912 e, nel 1924, veniva già innalzato al 30° grado del Rito Scozzese Antico. Sul suo letto di morte, esclamò: «Umanamente parlando, la Chiesa è perduta!» (cfr. La Rivista francese: “Tradition-Information”, n° 7, p. 21.

10 Cfr. “II Messaggero” del 22 ottobre 1962, nellarticolo: “L’ora del demonio nel Concilio”.

11 Cfr. Jacuqes Ploncard d’Assac, “Présent”, 20.07.1989.

12 Cfr. M. Pinay, “Complotto contro la Chiesa”, Roma 1962, p. 1.

13 Cfr. Sodalitium n° 37, “Le complot judéo-maçonnique contre l’Eglise romaine”, pp. 29-32.

14 Guadalajare 03.06.1963, Lic. José Guadalupe Zuno Journal Mexicain “El Informador”.

 
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